Luca Romani, responsabile dei giovani della Comunità di Sant’Egidio di Roma, ha incontrato i giovani del liceo scientifico “Epifanio Ferdinando” di Mesagne in un dialogo sul Natale, la povertà e la pace. Un momento denso di significato e riflessione che si è svolto presso il liceo scientifico “Epifanio Ferdinando” di Mesagne, dove gli studenti hanno avuto l’occasione di incontrare Luca Romani, responsabile della Comunità di Sant’Egidio. Accompagnato dalla professoressa Marcella Diviggiano, Romani ha guidato i giovani in un percorso di dialogo profondo e arricchente, incentrato su temi di cruciale importanza per il nostro tempo: la povertà, la pace e il significato più autentico del Natale. L’incontro ha offerto agli studenti l’opportunità di interrogarsi sulle molteplici sfaccettature della povertà, non solo materiale, ma anche esistenziale e relazionale. Romani, infatti, ha sapientemente intrecciato storie ed esperienze, mostrando come l’impegno della Comunità di Sant’Egidio si rivolga non soltanto ai “poveri degli ultimi”, ma anche a chi, nel cuore della nostra società, vive un’esistenza segnata dall’isolamento e dall’indifferenza.
”Il Natale, filo conduttore della conversazione, è stato presentato come simbolo di speranza, rinascita e apertura all’altro. Romani ha ricordato che la pace, da lui definita un “bene prezioso e fragile”, si costruisce giorno per giorno, sia nelle relazioni interpersonali sia nei grandi scenari globali. La professoressa Diviggiano, dal canto suo, ha arricchito il dibattito con spunti pedagogici che hanno stimolato una partecipazione attiva e coinvolgente da parte degli studenti. Le testimonianze e gli interventi hanno dimostrato come, anche tra i giovani, vi sia una viva sensibilità verso le tematiche sociali e un desiderio di contribuire alla costruzione di una società più giusta e solidale. L’incontro si inserisce nel più ampio impegno della Comunità di Sant’Egidio, da sempre attiva nel mondo giovanile e nelle periferie dell’esistenza. La capacità di Romani di parlare con empatia e autenticità ha lasciato un segno profondo nei cuori dei ragazzi, accendendo in loro il desiderio di trasformare la riflessione in azione concreta. Un’esperienza che, come hanno sottolineato gli stessi partecipanti, non si esaurisce in un solo momento, ma diventa seme di una nuova consapevolezza, destinata a germogliare e a generare frutti di solidarietà e impegno per il prossimo“. “Sono venuto a Brindisi e Mesagne per ascoltare, perché i giovani hanno bisogno di essere ascolti in un tempo in cui, purtroppo, si parla e si discute senza chiedergli mai cosa pensano di tante situazioni. Oggi i giovani hanno bisogno di punti di riferimento, di persone che li sappiano aiutare, che li sappiano sostenere e, soprattutto, ascoltare. Ed ascoltare è il primo modo per accogliere, è il primo modo per capire senza il quale non si può essere mai un punto di riferimento per gli altri”, ha chiosato Luca Romani.
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