Redazione

UE: COLDIRETTI PUGLIA, CON STOP PESCA GAMBERO VIOLA A RISCHIO LAVORO ED ECONOMIA; NUOVE LINEE EUROPEE AFFONDANO 500 PESCHERECCI IN PUGLIA

Sono quasi 500 i pescherecci pugliesi che saranno “affondati” dalle nuove linee europee che prevedono la scomparsa della pesca a strascico, il settore più produttivo della marineria, con un impatto devastante sull’economia, sull’occupazione e sui consumi. E’ la denuncia di Coldiretti Impresapesca Puglia, a seguito dello stop alla pesca del gambero viola disposto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al fine di non incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea, con la chiusura immediata dell’attività di pesca per le catture che avrebbero già assorbito lo stock ittico consentito per il 2023.

La misura comunitaria più dirompente – sottolinea Coldiretti Impresapesca Puglia – è il divieto del sistema di pesca a strascico che rappresenta in termini di produzione ben il 65% del pescato nazionale, operando di media non più di 130 giorni all’anno, secondo l’analisi di Coldiretti Impresapesca. Ma le nuove linee prevedono anche la restrizione delle aree di pesca con tagli fino al 30% di quelle attuali, denuncia Coldiretti Impresapesca, con scadenze ravvicinate nel 2024, 2027 per concludersi nel 2030.

Il settore della pesca e dell’acquacoltura in Puglia – dice Coldiretti Puglia – vale 225milioni di euro, secondo i dati CREA, con una flotta operante lungo le coste pugliesi costituita da 1.455 battelli che rappresenta il 12,3% del totale nazionale, il 10,5% del tonnellaggio e il 12% della potenza motore, con le aree vocate di  Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi, oltre agli allevamenti in mare aperto di spigole, ombrine e orate.

L’eliminazione della pesca a strascico senza che siano state peraltro previste risorse adeguate per la riconversione significa - calcola  Coldiretti Impresapesca Puglia - la rinuncia ai 2/3 del pescato regionale, aggravando ulteriormente una situazione che nel 2022 ha visto arrivare in supermercati e ristoranti del nostro Paese oltre 1 miliardo di chili di prodotto straniero tra fresco e trasformato, pronto spesso per essere servito come tricolore nei ristoranti.

Scelte che sono il frutto di un estremismo ambientalista lontano dalla logica e che non tiene conto peraltro di quanto già promosso dalla stessa Unione Europea sul fronte della tutela degli stock, con le norme di contenimento dello sforzo di pesca nel Mediterraneo, in particolare per Adriatico e West-Med, avviate nel 2019 e seguite dai pescherecci italiani, che, a detta della stessa Commissione, cominciano a dare risultati positivi sulla conservazione delle risorse ittiche. Un risultato raggiunto grazie ai sacrifici delle marinerie italiane – ricorda Coldiretti Impresapesca- che vengono ora di fatto cancellati, mentre le stesse regole non vengono seguite dai pescherecci dei Paesi extraUe che si affacciano sul Mediterraneo, liberi di fatto di pescare anche più di prima approfittando delle restrizioni a cui sono obbligate quelle nazionali.

Quasi 8 pesci su 10 che arrivano sulle tavole sono stranieri spesso senza che i consumatori lo sappiano, soprattutto a causa della mancanza dell’obbligo dell’indicazione di origine – denuncia Coldiretti Puglia -  sui piatti consumati al ristorante che consente di spacciare per nostrani prodotti provenienti dall’estero che hanno meno garanzie rispetto a quello Made in Italy.

Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante impattano sulla sopravvivenza delle 1.500 imbarcazioni pugliesi – ricorda Coldiretti Puglia - ma anche sulla salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy, favorendo le importazioni dall’estero di prodotti ittici che non hanno le stesse garanzie di sicurezza di quelle tricolori.

Nei mari italiani si pescano ogni anno circa 180 milioni di chili di pesce cui vanno aggiunti gli oltre 140 milioni di kg prodotti in acquacoltura – spiega Coldiretti Impresapesca – mentre le importazioni dall’estero hanno ormai superato il miliardo di chili. Una situazione che lascia spazio agli inganni dal pangasio del Mekong venduto come cernia al filetto di brosme spacciato per baccalà, fino all’halibut o la lenguata senegalese commercializzati come sogliola. Una frode in agguato sui banchi di vendita in Italia e soprattutto nella ristorazione dove non è obbligatorio indicare la provenienza. Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia ci sono anche – continua la Coldiretti Impresapesca – il polpo del Vietnam spacciato per nostrano, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa sono vietatissime in quanto pericolosi per la salute.

Alle importazioni selvagge e alle scelte Ue si sommano anche gli effetti combinati del surriscaldamento, dei cambiamenti climatici e di una burocrazia comunitaria sempre più asfissiante, con il risultato – spiega Coldiretti Impresapesca – che la flotta peschereccia pugliese ha perso oltre 1/3 delle imprese e 18.000 posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%. Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia, segnala Coldiretti, il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, oltre agli impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi.

Una crisi quella del settore ittico, che si trascina da 30 anni – rileva Coldiretti Puglia – in un mercato, quello del consumo del pesce, che aumenta, ma sempre più in mano alle importazioni. La produzione ittica derivante dall’attività della pesca è da anni in calo e quella dell’acquacoltura resta stabile, non riuscendo a compensare i vuoti di mercato creati dell’attività tradizionale di cattura. Una rinascita che passa per il mercato e sulla quale Coldiretti sta cercando di impegnarsi a fondo, facendo partire iniziative nei Mercati di Campagna Amica che hanno come obiettivo la vendita diretta, la semplificazione e la tracciabilità.

Un business non indifferente se si considera che a livello globale – conclude Coldiretti – ogni persona consuma oltre 20 chili di pesce vero all’anno, mentre gli italiani ne mangiano circa 28 chili pro capite, sopra la media europea che è di 25 kg.

Il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Per quanto riguarda il pesce congelato c’è l’obbligo di indicare la data di congelamento e nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.E intanto bussa già alla porta il pesce in provetta dove l’ultima deriva arriva dalla Germania con i primi bastoncini di sostanza ittica coltivati in vitro senza aver mai neppure visto il mare, mentre negli Usa con un’abile strategia di marketing si stanno buttando sul sushi in provetta. La società tedesca Bluu Seafood impegnata nel progetto – spiega Coldiretti – promette di ricreare in laboratorio la carne di salmone atlantico, trota iridea e carpa partendo da cellule coltivate e arricchite di proteine vegetali.

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Continua senza sosta l’attività di prevenzione e repressione dei reati voluta dal Questore di Brindisi Annino Gargano che ha rinforzato i servizi di controllo del territorio con l’intento di contrastare in modo ancora più efficace i reati predatori come i furti di auto.

Nella serata di mercoledì 2 novembre una Volante dell’UPGSP impegnata nella perlustrazione della zona a sud del capoluogo ha concentrato le sue attenzioni sui casolari potenzialmente utilizzabili come nascondiglio dei veicoli di provenienza furtiva. Nel corso di tale attività gli operatori della Polizia di Stato hanno appurato che all’interno di uno dei casolari era stata allestita una vera e propria officina clandestina utilizzata per smontare e cannibalizzare i veicoli provento di furto come conclamato dal rinvenimento e sequestro di numerosi attrezzi. Nel casolare c’erano due autovetture rubate pochi giorni fa a Brindisi, un’Alfa Romeo Stelvio e una Lancia Ypsilon, occultate sotto teli mimetici.

L’Alfa Romeo Stelvio si presentava già parzialmente “cannibalizzata” mentre la Lancia Ypsilon era ancora integra. Sul posto è intervenuto personale della Polizia Scientifica che ha effettuato i rilievi. Le auto rinvenute, al termine degli accertamenti tecnici, sono state restituite ai legittimi proprietari. Sono in corso ulteriori accertamenti al fine di identificare gli autori dei furti, eventuali fiancheggiatori e coloro che avevano la disponibilità materiale del casolare.

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Mesagne ha un'altra centenaria. E' Elena Bifulco, sposata con nando Fasano, nata il 4 novembre del 1923 sulle pendici del Vesuvio, a Boscotrecase, luogo d’origine degli ascendenti paterni. Vive l’infanzia e l’adolescenza a Napoli, dove il padre lavorava nelle Ferrovie. A causa dei bombardamenti che Napoli subì, nel 1940 con la famiglia si trasferisce a Brindisi, luogo d’origine della madre e successivamente a Mesagne dove incontra Alcide Nando Fasano che nel 1942 diventa suo marito condividendone l’esistenza per ben 75 anni e con il quale ha dato alla luce i loro quattro figli: Germano, Mariella, Marcello e Rita. Nonna Elena è nonna di 7 nipoti e bisnonna di altri 4. A lei e ai suoi familiari i migliori auguri da parte della nostra redazione

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ALESSANDRO SPORTELLI NUOVO RESPONSABILE PADEL PER IL CSI BRINDISI.

Il Centro Sportivo Italiano (CSI),  ha nominato Alessandro Sportelli in qualità di responsabile del settore Padel del Comitato Territoriale di Brindisi. La decisione è stata presa durante la riunione della Presidenza  del 31 ottobre scorso, in seguito alla proposta presentata dal Coordinatore Territoriale dell'Attività Sportiva.

Il Padel, uno sport appassionante e senza contatto fisico, ha svolto un ruolo determinante nella nostra comunità, offrendo un'opportunità "sociale" per riscoprire il piacere di attività all'aperto dopo il periodo difficile della pandemia. Questo sport ha catturato l'attenzione di molte persone, creando una passione che ha portato a una crescita straordinaria nel nostro territorio e in tutto il Paese.

Il territorio di Brindisi conta ora migliaia di appassionati e giocatori di Padel che affollano le strutture sportive in continua espansione nella provincia e il Centro Sportivo Italiano intende incidere con i suoi valori fondativi.

“Nel ringraziare la dirigenza del CSI - ha dichiarato Alessandro Sportelli - confermo il mio impegno a promuovere e diffondere al massimo le attività legate a questo affascinante sport all'interno del grande mondo del Centro Sportivo. Insieme a Angelo Taurisano e Ivano Rolli, rispettivamente Presidente Territoriale e Regionale e Raffaele Carriero Coordinatore Tecnico dell’Attività Sportiva Territoriale,   lavoreremo per attivare percorsi di promozione di questo sport per raggiungere quanto più appassionati nel nostro territorio”.

Con questa nomina diventa chiaro che il CSI Brindisi guarda con entusiasmo al futuro, convinti che il Padel continuerà a svolgere un ruolo importante nella promozione dello sport e nella costruzione di comunità sportive più attive e coinvolte.

Per ulteriori informazioni, vi preghiamo di contattare il Centro Sportivo Italiano (CSI) presso la sede del Comitato Territoriale di Brindisi o sul sito www.csibrindisi.it.

 

Il Prefetto Michela La Iacona ha ricevuto nella giornata odierna, presso il Palazzo del Governo, l'Ambasciatore della Repubblica di Polonia, S.E. Anna Maria Anders, accompagnata dal Console Onorario Giuseppe Acierno, in visita in Puglia in occasione della inaugurazione del Consolato Onorario nel capoluogo messapico.

            L'incontro, svoltosi in un clima di grande cordialità, è stato occasione per un proficuo dialogo in nome degli ottimi rapporti di amicizia e collaborazione che caratterizzano i due Paesi.  

            Molteplici le tematiche di attualità e gli argomenti di comune interesse affrontati tra cui il conflitto Russo-Ucraino che vede particolarmente coinvolta la Polonia, Paese dell’Unione Europea più vicino all’area di guerra, per fronteggiare la grave emergenza umanitaria.

            Nel corso del colloquio il Prefetto ha evidenziato l’importanza delle forti relazioni sociali ed economiche tra la Polonia e l’Italia sottolineando che la comunità polacca risulta ben integrata nel contesto provinciale così come, generalmente, in tutto il territorio italiano.

            L’Ambasciatore ha espresso il proprio apprezzamento al Prefetto per la calorosa accoglienza ricevuta ed ha manifestato l’auspicio di prossime ulteriori occasioni di incontro in questa provincia.

            La visita si è conclusa con uno scambio di omaggi in ricordo della giornata.  

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Il giorno dei Santi è stato il peggiore come aria a Brindisi: odore acre, un nauseabondo olezzo, tanto da dover chiudere le finestre. La leggera brezza da sud ha portato il fumo sulla città.

E abbiamo scoperto solo su un giornale locale cosa stava accadendo: un incendio di vaste proporzioni all’interno di una delle due “dome” del carbonile, i depositi di carbone a cupola nella Centrale Federico II di Enel a Cerano. E sarebbe almeno da una settimana.

Ognuna delle due dome ha un diametro di 145 metri e altezza di circa 50 metri per una capacità di stoccaggio di circa 180 mila tonnellate di combustibile. La copertura delle cupole è costituita da una struttura geodetica in legno lamellare. Non si sa quanto carbone ci sia in questa dome, ma è impossibile spegnerla. E’ un deposito e non ha impianti di filtraggio in caso di incendio, come avviene nei gruppi di combustione. Perciò tutta la combustione è rilasciata in aria, quella che respiriamo.

E non sarà possibile spegnere tale incendio. Sembra che ENEL abbia riattivato dei gruppi per bruciare in modo corretto almeno una parte delle centinaia di tonnellate di carbone del deposito.

Ricordiamo che Il carbone è il combustibile fossile più inquinante e pericoloso che ci sia. È il peggior nemico per il clima perché è responsabile di oltre il 45% delle emissioni di gas serra provenienti dai processi di combustione a livello mondiale.

L’inquinamento provocato dalla combustione del carbone è causa di gravi patologie umane. Inoltre, secondo un recente rapporto della IEA, i ¾ delle emissioni di SO2, 70% delle emissioni di NOx e il 90% delle emissioni di PM2.5 del settore energetico sono prodotti proprio dalla combustione del carbone.

Chiediamo come Movimento No TAP/SNAM di Brindisi al Sindaco di Brindisi, responsabile della salute pubblica del Comune, qual è la situazione.

ENEL spiega in un comunicato che “Il fenomeno, del tutto naturale per un combustibile come il carbone, è stato immediatamente rilevato grazie al monitoraggio” e che “grazie anche all’utilizzo di acqua che, a contatto con i punti caldi si trasforma in vapore acqueo.”: ma ci prende in giro? Brucia del carbone, che produce solo vapore acqueo?

Inoltre denunciamo che sul sito ARPA, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente, che effettua in tempo reale le misurazioni dell’inquinamento, che proprio il giorno 1 novembre, mentre a Brindisi l’aria era irrespirabile, dai monitoraggi ARPA risultava invece un’aria buona, addirittura ottima a Brindisi. Che rilevazioni sono? Prendete in giro i cittadini?

Vogliamo una risposta dal Sindaco e dall’ENEL sulla situazione preoccupante e anche spiegazioni da ARPA perché non ha rilevato tali picchi di inquinamento proprio l’1 novembre.

Movimento No TAP/SNAM di Brindisi

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Con gli acquisti della pasta Made in Italy che utilizza solo grano nazionale che sono cresciuti in valore del 13% nel primo semestre del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è importante rafforzare i controlli sulle importazioni di grano. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’apprezzare le decisioni assunte al tavolo di filiera sul grano duro alla presenza del Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida nel quale è stato annunciato un grande piano straordinario di controlli sulle importazioni di grano duro per garantire la tracciabilita del prodotto e combattere le frodi. Gli acquisti di pasta con 100% grano italiano – sottolinea la Coldiretti – sono cresciuti in modo vorticoso ed il risultato è che oggi 4 pacchi di pasta su 10 (40%) venduti in Italia utilizzano esclusivamente grano duro coltivato sul territorio nazionale. Un record storico frenato tuttavia dai bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono scesi del 25% in meno rispetto allo scorso anno su un valore di appena 35 centesimi al chilo in netta controtendenza – denuncia la Coldiretti – rispetto all’aumento dei prezzi di vendita della pasta in crescita al dettaglio del 13 % nei primi nove mesi del 2023. Una vera e propria svolta patriottica favorita dall’obbligo dell’etichettatura di origine del grano impiegato fortemente voluta dalla Coldiretti che ha spinto tutte le principali industrie agroalimentari a promuovere delle linee produttive con l’utilizzo di cereale interamente prodotto sul territorio nazionale, anche se molto resta da fare. Nei primi sette mesi del 2023 sono aumentate del 530% le importazioni di grano dal Canada dove viene utilizzato glifosato in preraccolta con modalità vietate in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat ma preoccupano anche le importazioni di grano duro dalla Turchia che hanno fatto crollare i prezzi nazionali. “Occorre ridurre la dipendenza dall’estero e lavorare da subito nell’ambito del Pnrr per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali” conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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Riduce l’ex convivente in fin di vita alla presenza del figlio minore. arrestato un 45enne. Nelle scorse ore, i Carabinieri della Stazione di Fasano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale – Sezione G.I.P. di Brindisi, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un 45enne del luogo, ritenuto responsabile del tentato omicidio della sua ex compagna e delle lesioni personali nei confronti dell’attuale compagno della medesima. In particolare, la sera dello scorso 20 ottobre, la donna, dopo essersi presentata insieme al figlio minore presso il luogo di lavoro dell’ex compagno, sarebbe stata violentemente aggredita da quest’ultimo. All’aggressione assisteva un uomo che interveniva in soccorso della donna. La vittima, recatasi inizialmente all’ospedale di Fasano, per paura di ritorsioni da parte dell’aggressore, non rendendosi conto della gravità delle lesioni, ometteva di raccontare ai sanitari la violenta aggressione ma il giorno seguente, per l’aggravarsi delle sue condizioni, è stata trasportata d’urgenza all’Ospedale Perrino di Brindisi dove è stata sottoposta a un urgente intervento chirurgico che le ha salvato la vita.

Nel corso della serata del 21 ottobre, l’indagato, dopo aver rintracciato l’attuale compagno della donna, in un primo momento ha intrattenuto con questi una controversia generata da banali pretesti e, dopo averlo aggredito fisicamente, è fuggito via. Gli elementi raccolti nell’immediatezza dai Carabinieri della locale Stazione hanno consentito all’Autorità Giudiziaria di richiedere, ed ottenere, la misura cautelare della custodia in carcere. Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato condotto nella Casa Circondariale di Brindisi e nei prossimi giorni ci sarà l’interrogatorio di garanzia.

CLIMA: COLDIRETTI PUGLIA, NOVEMBRE FOLLE CON CILIEGI IN FIORE E FICHI IN PRODUZIONE. E’ allarme nelle campagne dove le coltivazioni ingannate dall’autunno caldo sono più sensibili al maltempo e al previsto abbassamento delle temperature, quando in Puglia i ciliegi sono in fiore e i fichi sono in produzione. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, in relazione al bollettino di allerta gialla della Protezione Civile con venti di burrasca, ma anche per il freddo che arriverà in un 2023 che si posiziona nel nostro Paese al secondo posto tra gli anni più caldi dal 1800 con una temperatura superiore di 0,82 gradi la media storica da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr nei primi nove mesi.

A rischio le colture che per il caldo hanno prolungato la stagione – spiega la Coldiretti – dalle melanzane ai peperoni, dalle zucchine ai cetrioli, mentre sono ancora in corso le raccolte del mais e del riso ed è appena iniziata quella delle olive con il centro nord che ha già perso 1/3 della produzione.

Siamo di fronte – continua la Coldiretti Puglia – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo con effetti devastanti. Il risultato – sottolinea Coldiretti regionale – è che il 2023 si classifica come l’anno nero dell’agricoltura con la maturazione precoce dei prodotti agricoli come mandorli e peschi in fiore a febbraio, mimose già pronte a dicembre e a gennaio, maturazione contemporanea degli ortaggi in autunno e brusca variazioni climatiche con ingenti danni in campagna. Sono disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante.

L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli – continua la Coldiretti  Puglia – si tratta di una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla climatologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque. Servono – conclude la Coldiretti – investimenti anche grazie al Pnrr per la manutenzione, risparmio, recupero e regimazione delle acque, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni resistenti.

Brindisi - 66 annunci di lavoro per 100 figure professionali: è il dato registrato nella settimana dal 3 al 9 Novembre relativamente alla ricerca di personale nell’ambito territoriale di Brindisi ed inserito nel Report settimanale appena pubblicato, visionabile al seguente link: undefined. Le offerte, consultabili sul sito o sull'app “LavoroxTe Puglia”, sono quotidianamente aggiornate e monitorate dagli operatori dei Centri per l’impiego e veicolate anche tramite la pagina Facebook “Centri impiego Brindisi e provincia”, attraverso la quale è possibile restare sempre aggiornati sugli annunci di lavoro attivi e sugli eventi di orientamento organizzati su tutto il territorio.

Questa settimana si registrano 25 posti vacanti nel settore edilizia su Brindisi e provincia, sanità 14, ristorazione 9, trasporti 9, vigilanza 6, assistenza domiciliare 6, tecnico 4, servizi alla persona 4, amministrativo 4, metalmeccanico 4,commercio 3, agricoltura e zootecnia 3, manutenzione 2, industria 2, impiantistica elettrica 1, energetico 1, contabile 1, artigianato 1 e alimentari 1,.

Le opportunità di impiego all’estero tramite la rete EURES sono numerose: si ricerca personale soprattutto nel settore alberghiero e della ristorazione. Si segnala, in particolare, l’evento informativo  “Living and Working in Malta” per il prossimo 7 Novembre 2023 , a Brindisi, via Tor Pisana, 114. Un job day  teso a fornire tutte le informazioni necessarie sulle condizioni di lavoro e vita a Malta, sulle offerte disponibili nei tre settori strategici dell’ospitalità e del turismo (hotel and catering industry,customer care, gambling and betting), oltre ai servizi offerti da EURES Malta all’interno dei servizi per l’impiego.

Sempre aggiornata, inoltre, la sezione dedicata ai corsi di formazione e per diplomati e disoccupati, cui si uniscono le opportunità offerte con i programmi Garanzia Giovani e NEET.

Per qualunque supporto, richiesta o informazione, i cittadini e le imprese possono rivolgersi agli operatori di ARPAL Puglia dei tre Centri per l’impiego dell’Ambito territoriale di Brindisi (Brindisi, Francavilla Fontana, Ostuni), i cui contatti si trovano in coda al comunicato.

Si consiglia di consultare quotidianamente il portale Lavoro per Te - Regione Puglia, per rimanere sempre aggiornati sulle nuove opportunità lavorative.

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