Redazione
Risultati del Tavolo di coordinamento per la PALESTINA
Nel pomeriggio di ieri, presso il MediaPorto di Brindisi si è riunito il Tavolo di coordinamento per la Palestina. Un'occasione per confrontarsi e dibattere sui tragici eventi che dilaniano il medioriente e l'est europeo, e sul bisogno di mettervi fine con piani di Pace & Giustizia che si sta cercando in tutti i modi di boicottare.
LA FABBRICA DI BATTERIE SCOMPARE DAI PIANI DELL'ENEL E RICOMPARE IN QUELLI DI DI ENI-VERSALIS CON MINORI GARANZIE
l Sindacato Cobas è insoddisfatto del risultato del protocollo d’intesa sottoscritto a Roma con Governo ed Eni Versalis.
La prima considerazione è che la Giga-factory ,produzione di batterie , era stata già destinata a Brindisi; l’Enel ed ambienti governativi si erano impegnati a realizzarla a Brindisi come compensazione alla chiusura della centrale di Cerano.
Improvvisamente la fabbrica di batterie scompare dalle proposte dell’Enel per riapparire dopo mesi come la soluzione per la crisi del Petrolchimico.
Mentre nella prima soluzione la Giga-factory poteva far parte di un “accordo di programma” e con una legge fatta apposta nella seconda,per il Petrolchimico , gli impegni diventano un protocollo di intesa che può essere stracciato in qualsiasi momento.
Per questo il Cobas ha chiesto ,fin dal primo momento ,che si realizzi un “accordo di programma” per la crisi Versalis così come si sta facendo per l’Enel.
Gli impegni nel protocollo di intesa sono vaghi soprattutto per i lavoratori delle ditte appaltatrici e possiamo dire complessivamente suscettibili di grossi cambiamenti.
Insomma ,il saldo per il nostro territorio in termini di certezze in questa situazione è negativo .
A chi si lamenta che l’Enel non sta portando nulla al tavolo ministeriale della “decarbonizzazione” questa domanda non se l’è posta?
Per questo il Cobas ha chiesto lo smantellamento subito di Cerano ,unitamente alle strutture portuali, al nastro trasportatore, e di ripristinare i luoghi.
Le 13 aziende che hanno chiesto di investire a Brindisi, di fatto sulla filiera delle rinnovabili, devono trovare al più presto risposte ai problemi di insediamento.
Qualcuna di queste aziende sta già pensando di trasferirsi a Bari.
Il Cobas chiede al Ministero la convocazione del tavolo sulla de carbonizzazione per fare il punto sull’operato di Governo, Regione , Enti Locali, per avere conferma che le proposte hanno fatto un significativo passo avanti.
La transizione energetica è epocale , la città di Brindisi deve essere capace di raccogliere la sfida e costruire il suo futuro.
Brindisi 12.03.2025
Per il Cobas Roberto Aprile
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Grande successo della Prima tappa dei Campionati Regionali 2025 di Cross Country e Country Derby della FITETREC-ANTE
Si è disputata domenica 09 Marzo 2025, presso gli impianti del Centro Ippico RED WATER di Casalini, Cisternino, la Prima tappa dei Campionati Regionali 2025 di Cross Country e Country Derby della FITETREC-ANTE.
In queste particolari specialità equestri, di cui eleganza e adrenalina costituiscono un favoloso connubio, cavalli e cavalieri si impegnano, sia nel saltare ostacoli mobili all’interno di un campo ben definito, sia nel superare ostacoli naturali fissi, come tronchi, palizzate, siepi, laghetti posti su verdi e immensi campi.
A rendere la manifestazione impeccabile, oltre che piacevole, sono stati non solo i curati spazi e le belle strutture messe a disposizione dalla famiglia Ridolfi, ma anche la precisa e dettagliata organizzazione del competente comitato organizzatore, degli Ufficiali di Gara, della segreteria e dei tecnici, ognuno irreprensibile nel proprio operato, malgrado fossero scesi in campo ben 167 binomi, 50 nel Cross Country e 117 nel Country Derby, per lo più giovanissimi provenienti da diversi centri ippici della Puglia.
Di questi erano presenti ben 10 centri ippici, il C.I “TogetheR” di Corato, il C.I. “Red Water” di Cisternino, il C.I. “L&B/Acqua2O” di Mesagne, il C.I. “La Tumara di Otranto”, il C.I. “Le Camporelle” di Cavallino, C.I. “Fanò” di Scorrano, C.I. “Colovè” di Carpignano, ed il C.I. “Un cavallo per amico” di Cursi, Il Country Ranch di San Cataldo ed il “Ranch gli Ulivi” di Carovigno.
La bella giornata di sole, il piacevole scenario della valle d’Itria, complici, una grande partecipazione di pubblico, composto, non solo dagli addetti ai lavori, parenti e amici, ma anche da molti curiosi accorsi a vedere i piccoli cavalieri e le piccole amazzoni ha reso il tutto perfetto.
L’ Istruttrice Ridolfi Claudia titolare del centro afferma “riuscire a far gareggiare quasi 180 cavalieri in una sola giornata non è stato semplice, ma la collaborazione da parte di tutti ed il rispetto della tabella di marcia ha fatto sì che ogni cosa andasse per il verso giusto”.
“Ciò che ci contraddistingue in FITETREC non è solo la condivisione della passione per il cavallo, ma anche il forte legame di amicizia che ci unisce, che rende ogni gara una occasione in più per far festa tutti insieme, per ritrovarsi nel fantastico clima dello sport, fatto di sana condivisione, di collaborazione, di crescita, sempre e comunque nel pieno rispetto dei regolamenti federali e delle norme sulla sicurezza di cavalli e cavalieri” afferma uno degli Istruttori presenti Valerio Ostuni.
Per chi volesse partecipare, il prossimo appuntamento sarà ad Aprile in Terra d’ Otranto presso il Circolo Ippico “La Tumara”
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L'edilizia privata a Brindisi vive una fase di stallo preoccupante. Le ragioni di questa crisi sono molteplici, ma una delle principali è la mancanza di un tessuto economico solido che possa garantire ai cittadini un'occupazione stabile e ben remunerata. Senza lavoro, o con lavori precari, chi può permettersi di acquistare una casa? Il settore edilizio, tradizionalmente trainante per l'economia locale, si trova oggi a fare i conti con una drastica riduzione della domanda, dovuta proprio alla scarsa capacità del territorio di generare opportunità lavorative sicure e durature.
A peggiorare il quadro, la fine dei bonus edilizi e l'esaurimento delle risorse del PNRR, che a Brindisi non ha comunque prodotto effetti significativi, hanno lasciato un vuoto difficile da colmare. Inoltre, il declino del ciclo industriale ha acuito ulteriormente la crisi, portando a un progressivo depauperamento del tessuto economico locale. Senza un sistema produttivo forte e dinamico, non ci sono le basi per una crescita sostenibile dell'edilizia privata.
In questo scenario, assume particolare rilevanza il recente protocollo d'intesa siglato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy tra Eni-Versalis e le parti coinvolte. Questo accordo, che garantisce il mantenimento dei livelli occupazionali, inclusi quelli dell'indotto, rappresenta un segnale positivo per il futuro dell'industria brindisina. Sebbene alcune voci critiche abbiano espresso dubbi sulla sua efficacia, non si può negare che una grande azienda che decide di investire sul territorio e di preservare i posti di lavoro rappresenti un esempio da seguire.
Ciò che serve a Brindisi è proprio questo: una strategia volta a rendere il territorio attrattivo per gli investimenti di altre grandi aziende. Perché ciò avvenga, occorre lavorare su più fronti: dalla pianificazione urbanistica alla disponibilità di aree idonee per nuovi insediamenti industriali e produttivi, fino alla creazione di strumenti efficaci per facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Un modello virtuoso da adottare per rilanciare il tessuto economico locale può essere rappresentato dalle esperienze di integrazione tra scuola e impresa, come avvenuto in Lombardia con le iniziative presentate dal Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Lì, grazie alla collaborazione tra istituzioni, aziende e sistema educativo, sono stati avviati percorsi formativi tecnico-professionali mirati, come il modello 4+2 e il potenziamento degli ITS Academy, con un tasso di placement superiore al 90%. Inoltre, iniziative come quelle della Fondazione Dalmine, che ogni anno offre oltre 25mila posti in laboratori didattici gratuiti, e i progetti di internazionalizzazione che attraggono giovani talenti, dimostrano che investire nella formazione e nella valorizzazione delle competenze tecniche può avere un impatto concreto sulla capacità di attrarre investimenti e sviluppare l’economia locale.
Un territorio che vuole crescere deve dotarsi di un sistema di formazione flessibile e rapido, capace di rispondere alle esigenze delle imprese e di preparare le risorse umane con competenze adeguate. Deve, inoltre, offrire un quadro normativo e amministrativo snello, capace di favorire chi vuole investire e creare opportunità di sviluppo.
L'esempio di Eni-Versalis dimostra che, con il giusto approccio, è possibile mantenere e rafforzare la presenza industriale in città. Ora è necessario che altre realtà produttive seguano questa strada, contribuendo a creare un circolo virtuoso che possa ridare ossigeno anche al settore dell'edilizia privata. Solo con una visione strategica e con interventi concreti si potrà rilanciare Brindisi, restituendo fiducia ai cittadini e creando le condizioni per una crescita sostenibile e duratura.
Angelo Contessa, Presidente ANCE Brindisi
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EXPORT: COLDIRETTI PUGLIA, SVETTA MADE IN PUGLIA ALL’ESTERO DA OLIO (+48%) A VINO (+9%) FINO A PASTA (+7%)
Svetta l’agroalimentare Made in Puglia all’estero, trainato dai prodotti simbolo della Dieta Mediterranea come olio, vino e pasta sul podio dei prodotti pugliesi più venduti nel mondo. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti Puglia sui dati Istat sul commercio estero dei prodotti agroalimentari pugliesi nel 2024 rispetto all’anno precedente, con le performance straordinarie dell’agroalimentare di Puglia come olio extravergine di oliva, vino a pasta.
L’olio svetta sul podio con un aumento del 48% - aggiunge Coldiretti Puglia - il vino fa un balzo del 9% e la pasta segna una crescita del 7%, una performance in crescita costante negli ultimi 10 anni. Diffondere la cultura dell’olio extravergine di oliva fra i turisti e i consumatori e supportare la crescita continua della filiera dell’olio in Italia e all’estero, perché i consumatori sono affamati di informazioni e conoscenza sul mondo dell’olio, commenta Coldiretti Puglia che ricorda come l’ulivo in Puglia sia presente su oltre 370mila ettari di terreno coltivato, con 5 oli extravergine DOP e 1 IGP Olio di Puglia, con l’olivicoltura pugliese che è la più grande fabbrica green del Mezzogiorno d’Italia con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie del Sud, quasi il 32% nazionale e l’8% comunitaria ed un valore di 1 miliardo di euro di PLV (Produzione Lorda Vendibile) di olio extravergine di oliva.
Entusiasmanti anche i risultati del vino pugliese che testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che si è posto l’obiettivo – afferma Coldiretti Puglia - di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali con i marchi di qualità che sono riusciti a penetrare il mercato estero facendo un salto in avanti tangibile in pochi anni.
Sono 38 i vini DOP e IGP che posizionano la Puglia al quinto posto in Italia per prodotti certificati con un valore di 631 milioni di euro pari al 93,1% del paniere IG del Paese – afferma coldiretti Puglia - un gradimento che i consumatori confermano anche sul fronte della qualità, facendola salire al quarto posto della top ten delle regioni con i vini rosati e al quinto per i vini rossi.
L’andamento sui mercati internazionali potrebbe però ulteriormente migliorare – sottolinea la Coldiretti – con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale il cui valore è salito a 120 miliardi, anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. A pesare sul Made in Italy a tavola nel mondo ci sono anche il probabile arrivo delle prime richieste di autorizzazione alla messa in commercio di carne, pesce e latte sintetici alla minaccia delle etichette allarmistiche sul vino fino al semaforo ingannevole del Nutriscore che boccia le eccellenze tricolori. Si tratta di un sistema di etichettatura fuorviante, discriminatorio ed incompleto che – aggiunge la Coldiretti – finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. I sistemi allarmistici di etichettatura a semaforo – continua la Coldiretti – si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni, escludendo paradossalmente dalla dieta ben l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine.
Il contributo della produzione agroalimentare Made in Italy alle esportazioni potrebbe essere nettamente superiore con un chiaro stop alla contraffazione alimentare internazionale, conclude Coldiretti nel sottolineare che serve cogliere l’opportunità del Pnrr per modernizzare la logistica nazionale ed agire sui ritardi strutturali dell’Italia sbloccando tutte le infrastrutture per migliorare i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo.
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Il 6 e 7 marzo scorsi, nel Museo dell’Ara Pacis di Roma, si è svolta la terza Assemblea Nazionale della Rete dei Comuni Sostenibili che promuove politiche per la sostenibilità ambientale, sociale e culturale.
“Le parole e le azioni della sostenibilità. La sfida dell’Agenda 2030 e l’orizzonte 2050” è stato il titolo dell’assemblea 2025 in cui, come di consueto, sindaci, amministratori provinciali e dirigenti provenienti da ogni parte d’Italia hanno avuto l’opportunità di confrontarsi e approfondire il proprio lavoro, condividendo buone pratiche e idee per avanzare con la territorializzazione degli obiettivi di Agenda 2030.
Ricordiamo che Brindisi è stata la prima Provincia in Italia ad aderire alla Rete: una proposta avanzata dal Presidente Toni Matarrelli che ne aveva chiesto la modifica dello statuto aprendo così le porte della rete a Province, Città Metropolitane e Regioni.
E in occasione della terza assemblea nazionale uno spazio da protagoniste se lo sono ritagliate proprio due città metropolitane e due province: Roma, Torino, Brindisi e Foggia che si sono aggiudicate per la prima volta il riconoscimento di “Bandiera Sostenibile 2025”.
A ritirare la bandiera per l’ente di via De Leo è stata la consigliera provinciale con delega alla cultura Rosalia Fumarola che nel corso dei lavori ha riportato l’analisi e il racconto del monitoraggio volontario con il supporto degli indicatori di sostenibilità della Provincia Brindisi.
L’Ente ha ottenuto una buona performance per quanto riguarda gli indicatori quantitativi, sia nel breve periodo (66,7%) che nell'ultima annualità (62,9%). In particolare, rispetto agli indicatori con dimensione provinciale la percentuale di non negatività è passata dal 56,2 nel breve periodo al 62,5 nell'ultimo anno: una tendenza positiva che andrà verificata nei prossimi anni.
Tra gli indicatori di contesto, si segnalano la diminuzione dei cosiddetti NEET, l'incremento dei bambini iscritti ai nidi comunali, la crescita dell'equità di genere nel consiglio provinciale, del tasso di occupazione generale e giovanile, della densità di patrimonio culturale, la diminuzione dei reati predatori.
Tra gli indicatori su materie di competenza provinciale, si segnalano la diminuzione dei consumi energetici, l'aumento delle auto elettriche nel parco mezzi della Provincia, l'incremento dell'organico della Polizia Provinciale, l'azzeramento del tasso di annullamento di atti a seguito di controlli interni, il raggiungimento del 100% nell'utilizzo dei CAM.
Si segnala infine l'avvio degli iter per la costituzione di una Comunità energetica rinnovabile e per il Piano per la transizione al digitale.
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I Carabinieri denunciano in stato di libertà due persone e ne segnalano altre quattro
I Carabinieri denunciano in stato di libertà due persone e ne segnalano amministrativamente altre quattro per detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.
Nell’ambito dei servizi disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi, mirati a innalzare il livello di prevenzione dei reati e assicurare una cornice di sicurezza, i Carabinieri della Compagnia di Fasano hanno svolto un servizio straordinario di controllo in tutto il territorio di competenza.
In tale contesto hanno:
a. denunciato in stato di libertà:
- per ricettazione, un uomo trovato in possesso di un mezzo che, a conclusione degli accertamenti, è risultato rubato in Fasano e, quindi, restituito al legittimo proprietario;
- per guida in stato di ebbrezza alcolica, un automobilista a Cisternino in quanto, mostrando sintomi psicofisici alterati, ha rifiutato di sottoporsi all’accertamento alcolemico;
b. segnalato amministrativamente alla Prefettura di Brindisi quattro individui, fra i quali un minorenne, per uso personale di sostanze stupefacenti, essendo stati trovati in possesso, complessivamente, di vari grammi di marijuana e di hashish.
Nella circostanza sono stati eseguiti 7 controlli a persone sottoposte a misure di sicurezza e prevenzione, identificate oltre 60 persone, controllati 42 automezzi e 5 esercizi pubblici, nonché contestate varie contravvenzioni al Codice della Strada.
Tale servizio rientra nelle attività di contrasto alla criminalità diffusa che il Comando Provinciale dei Carabinieri di Brindisi sta svolgendo in tutta la provincia.
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Epilessia: Sensibilizzare per Combattere Pregiudizi e Stigma
Incontro Formativo sull'Epilessia: Sensibilizzare per Combattere Pregiudizi e Stigma.
Donazione organi nell’ospedale Perrino di Brindisi
Donazione organi nell’ospedale Perrino di Brindisi, la prima dell’anno.
Processo “The Wolf”, inflitte condanne per oltre 270 anni di carcere. Tra i beni confiscati al capo del clan s.c.u. “Lamendola – Cantanna” anche un cavallo; l’animale è stato affidato ai Carabinieri. |
Nella tarda mattinata di oggi 11 marzo 2025 è stata emessa dal Tribunale di Lecce la sentenza relativa al processo scaturito dall’operazione “The Wolf”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dai Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, nei confronti di 22 persone accusate a vario titolo dei delitti di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e da guerra, violenza privata, lesioni personali, estorsione, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio ed autoriciclaggio, tutti aggravati dal metodo mafioso, produzione, coltivazione, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violazione degli obblighi inerenti alla Sorveglianza Speciale di P.S..
Gli imputati hanno riportato le seguenti condanne: LAMENDOLA Gianluca, anni 20 di reclusione, APRILE Pietro, anni 2 di reclusione ed € 4.000,00 di multa, BALDUCCI Luca, anni 8 di reclusione, CALO’ Roberto, anni 13 e mesi 6 di reclusione, CANTANNA Rosario, anni 11 e mesi 10 di reclusione, CARDONE Angelo Potenzo, anni 12 e mesi 6 di reclusione, CARRINO Pancrazio, anni 13 e mesi 4 di reclusione, D’APOLITO Maurizio, anni 9 e mesi 10 di reclusione, CICIRIELLO Francesco, anni 1 di reclusione, DE IACO Adriano, anni 20 di reclusione, ELIA Alessandro, anni 10 di reclusione, FANIZZA Domenico, anni 20 di reclusione, LAMENDOLA Cosimo, anni 20 di reclusione, LACATENA Palmiro Pancrazio, anni 5 di reclusione ed € 20.000,00 di multa, SALAMINI Giulio, anni 5 di reclusione ed € 30.000,00 di multa, SCHIAVONE Vincenzo, anni 5 di reclusione ed € 30.000,00 di multa, TURRISI Francesco, anni 10 di reclusione, URGESE Domenico, anni 3 mesi 2 di reclusione ed € 3.000,00 di multa, VERGINE Noel, anni 11 di reclusione.
Il 18 luglio 2023, i predetti erano stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Lecce, su richiesta della citata Direzione Distrettuale Antimafia, cui Gianluca Lamendola si era sottratto, dandosi alla latitanza.
Lo stesso, il 18 novembre 2023, a seguito di un’articolata e complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dai Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi, veniva localizzato a Correggio (RE) nella pertinenza di un’abitazione a seguito di una vera e propria operazione militare condotta con il supporto dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, nel corso della quale veniva dapprima cinturato un intero complesso condominiale, per poi farvi irruzione e bloccare il latitante.
Tra i beni confiscati al capo del sodalizio criminale Gianluca Lamendola, anche un cavallo di nome “Hielke”, un maschio castrone di razza frisone di 23 anni, utilizzato dal predetto per spostarsi nei terreni annessi alla sua masseria per incontrare gli altri sodali e pianificare le attività delittuose del gruppo; è noto che nel mondo criminale il cavallo è simbolo di gloria, nonché bene di lusso da esibire e in cui investire denaro. L’animale è stato affidato all’Arma dei Carabinieri e sarà aggregato a un gruppo di cavalli in libertà, in un ambiente incontaminato caratterizzato da boschi e aree adibite a pascolo, presso la Riserva Naturale Statale “Murge Orientali” in Martina Franca, sede del centro di Selezione Equestre del Reparto Carabinieri Biodiversità. Il cavallo sarà mostrato alle scolaresche in visita alla Riserva nell’ambito delle specifiche attività di diffusione della cultura della legalità, con riferimenti alla specifica normativa inerente alla sottrazione dei beni illecitamente accumulati da parte delle organizzazioni criminali. I beni confiscati alle mafie sono l’espressione di una forma di lotta alla criminalità organizzata tra le più efficaci e ricche di significato. Si tratta delle ricchezze accumulate illecitamente dai mafiosi, ad esempio investendo i soldi del traffico di droga, delle estorsioni, dell'usura, che vengono espropriate per diventare proprietà dello Stato e quindi della collettività.
Le indagini.
Le odierne condanne scaturiscono dall’indagine del N.O.R. della Compagnia di San Vito dei Normanni avviata a seguito del tentato omicidio di un sorvegliato speciale, avvenuto la sera del 5 luglio 2020 nel comune di Latiano. La vittima, per puro caso, non venne attinta mortalmente dalla raffica di colpi calibro 9 esplosi, ma solo di striscio. L’attività investigativa ha consentito di acquisire un poderoso quadro indiziario a carico dei presunti esecutori materiali e del mandante del grave fatto delittuoso nonché di accertare con elevata probabilità che tale evento delittuoso fosse da ascriversi alle dinamiche relative al controllo del territorio da parte di una organizzazione di tipo mafioso capeggiata da Gianluca Lamendola, nipote del mesagnese Carlo Cantanna, condannato all’ergastolo. Le investigazioni hanno evidenziato l’ascesa criminale di Gianluca Lamendola quale capo di un gruppo criminoso dai connotati tipicamente mafiosi avvenuta in modo violento, con l’uso della forza e delle armi; infatti, sono stati acquisiti elementi investigativi di riscontro in ordine a numerosi episodi di pestaggi, sequestri di persona, agguati e tentati omicidi attraverso i quali gli indagati si sono imposti sul territorio determinando una condizione di assoggettamento e omertà dei cittadini, tanto che non risultano presentate denunce, e ricorrendo a condotte estorsive ai danni di esercizi commerciali. Le indagini hanno fatto luce sull’attività di consolidamento del potere di controllo di territori già sottoposti al clan capeggiato da Carlo Cantanna, ma contesi da altri gruppi affermatisi nelle more della detenzione di questo, attuata attraverso condotte funzionali a riappropriarsi con metodo violento e minaccioso degli spazi, organizzando e partecipando ad una serie di agguati armati, pestaggi e sequestri di persona nei confronti degli infedeli o di coloro che osavano ostacolarne l’espansione o fossero entrati in contrasto con gli interessi dell’associazione. Sono stati acquisiti importanti elementi sull’attività di traffico di sostanze stupefacenti, quale “core business” dell’organizzazione, attraverso cui sono stati accumulati ingenti capitali che poi, oltre ad essere redistribuiti alle famiglie dei detenuti, sono stati interrati nei fondi adiacenti alla masseria di contrada “Mascava”, principale base operativa dell’associazione, situata in territorio di Brindisi ai confini con quello di Mesagne, San Vito dei Normanni e Carovigno. Anche la sostanza stupefacente, come le somme di denaro, veniva interrata nell’area rurale di contrada “Mascava”, potendo contare sull’assoggettamento dei proprietari dei terreni. Inoltre, sono stati riscontrati almeno cinque tentativi di estorsione in danno di imprenditori locali, che operano nel settore alimentare, della ristorazione e terziario, a cui era stata imposta la consegna di circa 500 euro mensili in cambio di protezione, cinque estorsioni consumate in danno di imprenditori, operanti nel settore della compravendita auto o commercio pellet, e di privati cittadini entrati in conflitto con gli interessi dell’organizzazione, per un totale di circa 20.000 euro. Alcune estorsioni sono state commesse con modalità particolarmente violente e tutte caratterizzate da un atteggiamento scarsamente collaborativo delle vittime. Nessuna di loro, infatti, ha denunciato i fatti, rifugiandosi in condotte reticenti non favorendo, così, le progressioni investigative.
I risultati investigativi hanno trovato riscontro nei numerosi arresti in flagranza di reato e sequestri di armi clandestine (anche da guerra), fra cui pistole, fucili e sostanze stupefacenti.