Redazione
Mesagne. "Cogitationis Viola" e Umanesimo post-digitale
Nei giorni scorsi al Castello comunale di Mesagne la presentazione del nuovo progetto culturale. Nei giorni scorsi, presso l'Auditorium del Castello di Mesagne, la presentazione in anteprima della costituenda Fondazione "Cogitationis Viola". La presentazione si è tenuta alla presenza del sindaco della città Antonio Matarrelli, del Consigliere comunale delegato per la Cultura e Turismo Marco Calò, del dottor Alessandro Rubino, e del fondatore notaio Giorgio Verola.
La Fondazione ha come scopo la creazione di un umanesimo post-digitale. La conferenza si è svolta in due momenti, uno tecnico di presentazione della Fondazione e dei suoi componenti, professionisti e accademici di valore internazionale, ed uno letterario, che è stato dedicato all'esame del romanzo "Le Dernier Abencerage di Francois Renè de Chateaubriand. La Fondazione collaborerà con importanti Istituzioni, Accademie e Università italiane e straniere ai vertici della cultura mondiale, al fine di provvedere alla pubblicazione degli scritti della famiglia del fondatore e del fondatore medesimo. Il progetto si rivolge a vantaggio di Mesagne, dell'Italia e del mondo, con particolare attenzione alla formazione di giovani talenti di caratura internazionale.
GIORNATA FORESTE: COLDIRETTI PUGLIA, SOLO 9,8% BOSCHI IN PUGLIA; SOS STRATEGIA E GESTIONE
Su 19.541 kmq che vanno dal Gargano alla punta sud del Salento, soltanto 1.917 sono coperti da boschi e foreste, pari solo al 9,8%, la regione con l’indice di boscosità più basso d’Italia, che tra l’altro risulta molto vulnerabili al degrado e agli incendi con i boschi che, a causa dell’incuria e dell’abbandono, sono diventati vere giungle ingovernabili. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata internazionale delle Foreste istituita dall’Onu che si celebra il 21 marzo, quando in Puglia la superficie forestale di boschi e macchia è pari ad appena 166.415 ettari, secondo quanto riportato dal PPTTR.
Dalla Carta dei tipi forestali – rileva Coldiretti Puglia - emerge che le categorie più estese sono quelle a boschi di cerro, di farnetto, fragno, vallonea» che, con una superficie pari a 46.712 ettari, rappresenta il 19% dei boschi della Puglia, mentre la categoria «Macchia, arbusteti mediterranei» che copre 42.594 ettari, pari al 17% del territorio, le «Pinete di pini mediterranee» estese su 29.553 ettari (12%). Perché la Puglia, a dispetto della superficie boschiva bassa, è uno scrigno straordinario di biodiversità, considerato che conserva ognuna delle 10 specie di quercia presenti in Italia. Oltre alla roverella, al leccio, alla sughera, al cerro, alla quercia spinosa, alla farnia, al rovere e al farnetto, infatti, in Puglia sono presenti due specie di quercia endemiche, la vallonea e il fragno.
Il Tacco d’Italia ospita numerose foreste e parchi naturali che custodiscono un’incredibile quantità di specie vegetali e animali, ma anche le Foreste del Gargano nell’omonimo Parco nazionale, nei suoi 118.000 ettari comprende ambienti tanto diversi tra loro come i laghi salmastri di Lesina e Varano, le Isole Tremiti e siti archeologici come la Grotta Paglicci. Nella zona più interna del Parco si trova la Foresta Umbra che ospita oltre 2.000 specie vegetali e le cui faggete, dal 2017, sono entrate a far parte del patrimonio UNESCO “antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”, oltre ad un incredibile patrimonio floristico che comprende ad esempio ben 92 differenti specie di orchidee. La Foresta Mercadante è invece un perfetto esempio di foresta artificiale al servizio dell’uomo. Estesa per 1.300 ettari nel territorio di Cassano delle Murge e Altamura, venne creata attraverso un’importante opera di rimboschimento per difendere il territorio di Bari dalle frequenti alluvioni dovute alle piene del torrente Picone, che nei primi del ‘900 avevano causato decine di morti e ingenti danni economici. Vennero piantati inizialmente pini, cipressi, lecci e roverelle, mentre in tempi più recenti sono stati aggiunti olmi, frassini ed eucalipti. Appena fuori Foggia, si estende per 1.000 ettari il Bosco dell’Incoronata, da cui prende il nome l’omonimo Parco regionale, uno splendido bosco di roverelle secolari che è l’ultima testimonianza degli antichi boschi planiziali che ricoprivano il Tavoliere prima delle bonifiche.
Serve una strategia sia per la riforestazione del Salento e delle altre aree fragili della regione, ma anche per difendere foreste e macchia per cui occorre creare le condizioni – rileva Coldiretti Puglia – affinché si contrasti l’allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli, i veri custodi dell’ambiente, in una situazione in cui due boschi su tre sono di proprietà privata.
Il lavoro di gestione sostenibile e pulizia dei boschi – sottolinea la Coldiretti – è determinante per l’ambiente e la sicurezza della popolazione in particolare sul fronte della tenuta idrogeologica considerato che in Puglia 9 comuni su 10 (89%) sono a rischio per frane, smottamenti o alluvioni. Ma agricoltori e dei boscaioli sono anche importanti sentinelle contro gli incendi che devastano ogni anno centinaia di ettari di foreste con danni incalcolabili dal punto di vista ambientale ed economico per riparare i quali – sottolinea la Coldiretti – ci vogliono almeno 15 anni.
Nel 2023 sono arrivati dall’estero – spiega Coldiretti – 11,3 miliardi di chili di legname, tanto che ormai la maggior parte dei mobili venduti in Italia è fatta con assi straniere senza che il consumatore lo sappia. In un anno le importazioni sono costate al sistema italiano del legno – evidenzia Coldiretti – quasi 5,8 miliardi di euro, secondo dati Istat.
Per difendere l’economia del Paese e garantire ai consumatori la possibilità di una scelta consapevole anche sull’arredo che si mettono in casa – sottolineano Coldiretti e Federforeste – è necessario arrivare, come avviene con le etichette d’origine per il cibo che mettiamo nel piatto, a una carta d’identità del legno che permetta al consumatore di essere informato sulla provenienza ma anche sulla sostenibilità del legname impiegato per i mobili o per il riscaldamento perché dietro a ogni tavola utilizzata – concludono Coldiretti e Federforeste – vive un mondo fatto di territori e persone con un’intera filiera composta da agricoltori boscaioli, segherie, trasportatori, industrie e artigiani.
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Lotto: colpo che sfiora i 320mila euro
Colpo grosso in Puglia grazie al Lotto. Come riporta Agipronews, ad Altamura (BA) in via Vittorio Veneto, sono stati centrati quasi 320mila euro (quinta vincita più alta del 2025) grazie a una cinquina, cinque quaterne, dieci terni e dieci ambi su tutte le ruote. L’ultimo concorso del Lotto ha distribuito premi per 8,2 milioni di euro in tutta Italia, per un totale di oltre 312,8 milioni di euro dall’inizio del 2025.
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STRATEGIE, OBIETTIVI, UNITARIETÀ: L'ASSEMBLEA DI AVIS PROVINCIALE BRINDISI.
Sabato 22 marzo alle ore 17, presso l'Autorita Portuale di Brindisi l'Avis Provinciale Brindisi in assemblea per il rinnovo delle cariche per il quadriennio 2025-2028. Nel corso del 2024 Avis Provinciale ha prodotto 13.945 unita' di sangue, con un aumento del 2,06% rispetto all'anno precedente, grazie alla solidarietà degli 8.680 soci-donatori, in aumento del 4,53%. Il Presidente Sergio Zezza illustrerà i risultati raggiunti nel corso del quadriennio e traccera' le strategie e gli obiettivi per i prossimi anni. All'assemblea interverranno i delegati delle 20 comunali della Provincia e diversi rappresentanti Istituzionali.
Incontro di grande interesse su Autismo e inclusione promosso dal Lions Club Fasano.
DANTEDI’ 2025 PER RICORDARE IL PROF. ERMES DE MAURO
Martedì 25 marzo, ore 17,30, presso il Salone della “Di Vittorio” in Via Castello, 20 a Mesagne
E’ il primo DANTEDI’ senza le preziose lezioni del professor ERMES DE MAURO. Ma sarà ricordato ugualmente e nello stesso luogo delle sue lezioni (il salone della “Di Vittorio”) per iniziativa dell’Associazione “Amici della Di Vittorio” della “Biblioteca Portulano” e dell’Istituto Culturale “Storia e Territorio”.
L’atteso appuntamento è per MARTEDI’ 25 MARZO 2025 – ORE 17,30 presso il Salone della “DiVittorio” in via Castello, 20 a Mesagne.
Tutto è iniziato con un appello sulla pagina Facebook ed Instagram dell’Associazione rivolto a ex allieve/i e conoscenti per creare insieme un evento originale per ricordare il professore Ermes De Mauro ed il suo amore per la cultura e per il sommo poeta Dante.
All’appello hanno risposto in diverse decine di persone e alcune di loro parteciperanno all’evento prendendo la parola.
Dopo i saluti di Giovanni Galeone e Angelo Sconosciuto, la professoressa Carmen Taurino, dirigente scolastico del Liceo Classico “Marzolla” di Brindisi nonché ex allieva di Ermes di terrà una breve lezione sul tema: Dal Virgilio Dantesco, ‘duca signore, maestro al prof. Ermes De Mauro, modello esemplare di ‘Maestro’. Dopo l’intervento della Preside ci saranno brevi testimonianze di parenti, conoscenti ed ex allieve/i che hanno assicurato la partecipazione.
Nel corso della serata sarà presentato un instant-book con gli SCRITTI del prof. De Mauro, curato dall’Associazione “Di Vittorio”, dall’associazione “Amici della Di Vittorio ASPS” e dalla “Biblioteca Portulano” con il contributo dell’Istituto Culturale Storia e Territorio.
Inoltre l’artista Giovanni Avasto, esporrà una sua opera inedita (olio su tela), rappresentativa dell’amore del prof. Ermes De Mauro per la cultura e per il sommo poeta Dante.
Tutti coloro che hanno conosciuto il prof. De Mauro o che hanno aprrezzato la sua lunga opera di educatore e di divulgatore culturale non potranno mancare all’atteso appuntamento.
Cosa è il DANTEDI’
Il Dantedì è una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, che si celebra in Italia ogni 25 marzo. La data è stata approvata il 17 gennaio 2020 su proposta del ministro della cultura Dario Franceschini, in vista della commemorazione per il settecentesimo anniversario della morte del poeta, avvenuta il 14 settembre 1321. La data del 25 marzo corrisponde al giorno dell’anno 1300 in cui, secondo la tradizione, Dante si perde nella “selva oscura”.
La Ricerca Scientifica sul Disagio Giovanile
La Ricerca Scientifica sul Disagio Giovanile: perché non diventi un "Male Comune"», questo il tema dei Seminari divulgativi programmati a SCORRANO (LE) il 26 marzo (h. 15:00) e a MESAGNE (BR) il 27 marzo (h. 09:30). Durante questi eventi saranno presentati i risultati della ricerca "Generazione Switch (Save Wellness In To Crisis of Humanity)", finanziata dal Ministero della Ricerca (MUR) e condotta dalla Fondazione Internazionale NOVA SPES di Roma. La ricerca ha esplorato, attraverso un approccio teorico-metodologico ed empirico, le dinamiche psico-sociali derivanti dalla pandemia di COVID-19 sui giovani, raccogliendo 3000 questionari da adolescenti, giovani e studenti, e realizzando 150 interviste con esperti del settore. L’indagine è stata condotta in diverse regioni del Sud Italia, tra cui Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania, in collaborazione con l'Associazione D.ANTHEA e l’Impresa Sociale ISBEM. L’obiettivo è stato quello di analizzare le cause del disagio giovanile, individuando fattori di rischio sociali e ambientali, come la pandemia, e proponendo soluzioni socio-educative mirate per affrontare la situazione. Un aspetto centrale della ricerca è stato l’esame delle nuove forme di comunicazione adottate dai giovani, influenzate dal contesto socioculturale ed economico. Si è osservato che contesti di degrado e di “povertà educativa” hanno un impatto negativo sulla capacità dei giovani di sviluppare strategie relazionali ed emotive per fronteggiare lo stress da isolamento. L'indagine ha mostrato che i giovani, pur essendo connessi virtualmente, si sentono spesso soli, fragili e isolati, elaborando nuove modalità di socializzazione, sia tra pari che con gli adulti. I risultati della ricerca saranno discussi da esperti come MARIO MORCELLINI, professore emerito in Sociologia della Cultura e Comunicazione Sapienza di Roma e SALVATORE COLAZZO, professore di Pedagogia Sperimentale Universitas Mercatorum Roma. Inoltre, interverranno sia la psicologa e ricercatrice dott.ssa CAROLINA CAPONE che la dott.ssa CLAUDIA PAGLIARA, coordinatrice dell'area Trattamentale USSM del Tribunale per i Minorenni di Lecce. Entrambi gli eventi aperti al pubblico saranno moderati dalla prof.ssa SILVIA NASCETTI, giuslavorista esperta di risorse umane e coordinatrice del team dei ricercatori e conclusi dal prof. ALESSANDRO DISTANTE, medico e Presidente di ISBEM. L’obiettivo di questi seminari è sensibilizzare le istituzioni, le scuole, le imprese e la comunità sul fenomeno del disagio giovanile, per evitare che diventi un "male comune" che perpetua le disuguaglianze sociali. In questo contesto, la ricerca propone soluzioni efficaci e sostenibili per migliorare la condizione dei giovani e per promuovere una società più consapevole e equilibrata.
Alla Med Cooking School, la cucina povera per ridurre gli sprechi alimentari e favorire l’integrazione sociale.
La cucina povera rappresenta un patrimonio gastronomico e culturale profondamente radicato nelle tradizioni contadine e pastorali della Puglia. Basata sulla semplicità e sull’uso ingegnoso delle risorse disponibili, ha permesso alle generazioni passate di superare periodi difficili senza rinunciare al gusto e alla qualità del cibo.
Questi temi sono stati al centro dello show cooking formativo sulla cucina povera, che si è svolto lunedì 17 marzo a Ceglie Messapica, nelle aule della Med Cooking School. All’evento hanno partecipato gli ospiti stranieri di Casa Mea, in un’esperienza che ha unito tradizione e integrazione attraverso il linguaggio universale della cucina.
Sul piano di lavoro e sui fornelli ha preso forma un nuovo approccio all’integrazione, fondato sulla cultura gastronomica dei diversi paesi rappresentati dai partecipanti. La cucina povera, con il suo forte legame con la sostenibilità e la riduzione degli sprechi, si è rivelata il punto d’incontro perfetto per un dialogo tra tradizioni diverse.
I partecipanti hanno seguito la preparazione di un risotto alle mele con brodo di pollo e, come dessert, uno zabaione. Lo chef ha sottolineato come la cucina povera non solo riduca l’impatto ambientale, ma sia anche un’espressione culturale e sociale, con saperi tramandati di generazione in generazione.
Un tempo espressione di necessità, oggi la cucina povera è diventata un punto di riferimento per la ristorazione di qualità. Piatti nati dalla semplicità vengono rivisitati nei ristoranti di alta cucina, valorizzati per la loro autenticità e presentati in chiave raffinata. Questo fenomeno è evidente in tutta Italia e in Puglia assume un ruolo di rilievo: la riscoperta delle antiche tecniche di lavorazione e delle materie prime locali ha trasformato la cucina povera in un simbolo di prestigio.
L'iniziativa rientra nel progetto "Tavola Rotonda 2.0", finanziato dalla Regione Puglia nell'ambito della L.r.n. 13/2017, che mira a sensibilizzare la popolazione sulla riduzione dello spreco alimentare nei comuni del Consorzio dell'Ambito BR3 di Francavilla Fontana.
SAN FRANCESCO SECONDO SCIFONI AL NUOVO TEATRO VERDI
Venerdì 28 marzo, alle ore 20.30, al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi arriva “Fra’. San Francesco, la Superstar del Medioevo”, spettacolo di e con Giovanni Scifoni che porta in scena una delle figure più raccontate, amate e discusse della storia occidentale. Un’opera che, con intelligenza e ironia, scardina ogni retorica sulla santità di Francesco d’Assisi e lo restituisce al pubblico nella sua dimensione umana, terrena, teatrale. Biglietti disponibili online su rebrand.ly/Scifoni e al botteghino del Nuovo Teatro Verdi, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle 13 e dalle 16.30 alle 18.30, il giorno dello spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 19 alle 20.30. Info T. 0831 562 554 e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
La grande domanda che Scifoni si pone e che guida lo spettacolo è semplice eppure potentissima: perché proprio Francesco? Perché la sua storia ha avuto un impatto così pervasivo nella cultura popolare attraversando secoli e generazioni senza perdere un briciolo del suo potere evocativo? Non era certo l’unico a predicare la povertà, non era l’unico mistico a sfidare le istituzioni ecclesiastiche, non era l’unico a rinunciare a tutto per un ideale più grande. Eppure, otto secoli dopo, rimane il santo più amato, anche da chi santo non è. Il più raccontato, il più celebrato, il più imitato. Lo spettacolo si muove in questa indagine districandosi tra la storia e il mito, la teologia e il teatro, la spiritualità e la ribellione.
«Francesco parla di noi - ha detto Scifoni - più di quanto noi parliamo di Francesco. Noi non possiamo fare nient’altro che parlare di noi con la faccia di Francesco. Era un grande attore e artista, le sue prediche erano pazzesche. Altroché i Måneskin, il poverello parlava davanti a cinquemila persone, che nella Assisi nel 1.200 erano tantissime. Senza mezzi di comunicazione riusciva a radunare le folle, in più non c’erano microfoni. È incredibile. Le persone lo stavano a sentire. Aveva imparato le mosse dai giullari e trovatori che la mamma francese gli aveva fatto conoscere da piccolo. La gente capiva tutto».
Quello che emerge è un Francesco artista, un innovatore della comunicazione, capace di mettere in scena veri e propri spettacoli ante litteram. Le sue prediche erano performance, giocate sull’elemento visivo, sonoro, emotivo. Sapeva recitare, cantare, ballare, coinvolgere il pubblico con una maestria che oggi definiremmo da attore consumato. Utilizzava il corpo, il linguaggio, i simboli con un’intelligenza scenica straordinaria. Il suo presepe di Greccio, di cui nel 2023 si sono celebrati gli 800 anni, fu un colpo di genio teatrale: portare il sacro nella carne e nella terra, mostrarlo agli occhi di tutti con una concretezza mai vista prima. Non un’astrazione, non un dogma, ma un’azione, un’immagine, un racconto.
Scifoni, con il suo stile inconfondibile, unisce ricerca storica e leggerezza, intelligenza e ironia, facendo emergere un Francesco meno ieratico e più autentico, più vicino a noi. Un ragazzo di provincia con ambizioni borghesi che, a un certo punto della sua vita, compie una scelta estrema, al limite della follia e ne fa un manifesto. Ma non è un santo immobile e mistico, bensì un uomo che ride, sbaglia, cade, si tormenta, dubita, si dispera e, soprattutto, crea. Un artista totale, capace di raccontare Dio con le immagini, le parole e le azioni, fino al sacrificio del corpo, fino alla perdita della vista, fino all’estremo logoramento fisico. Il Cantico delle Creature, la prima poesia in volgare della nostra letteratura, nasce non dalla pace, ma dal buio, dal dolore, dalla consapevolezza dell’ineluttabile, eppure risplende di una luce quasi insostenibile.
La narrazione si intreccia con la musica dal vivo, elemento essenziale dello spettacolo. Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli accompagnano la voce di Giovanni Scifoni con strumenti antichi e laudi medievali, ma con un’idea di sonorità tutt’altro che museale. Le musiche si trasformano, si mescolano, si evolvono, fino ad arrivare, per strade inaspettate, alla techno. Un gioco di stratificazioni sonore che non è mai fine a se stesso ma segue il cuore pulsante della narrazione sottolineandone le sfumature, amplificandone il respiro.
La regia di Francesco Ferdinando Brandi, frutto di un lavoro corale e laboratoriale, lascia spazio alla libertà espressiva dell’attore e dei musicisti. Nessuna imposizione rigida, nessuna struttura precostituita, ma un processo vivo, in continua evoluzione, nel quale ogni elemento si adatta, si modella e si ricrea di sera in sera. Un modo di fare teatro che rispecchia, in un certo senso, lo stesso Francesco: un uomo che non ha mai smesso di interrogarsi, di modificarsi, di spingersi oltre.
Il finale è uno schiaffo alla contemporaneità. La morte. Sora nostra morte corporale, quella da cui nessun uomo può fuggire. Francesco la guarda negli occhi, la accoglie, la abbraccia. E lo spettacolo costringe il pubblico a fare lo stesso. Non c’è via di fuga, non c’è distrazione possibile. E forse è proprio qui che sta il senso profondo di questo viaggio teatrale: riscoprire la verità della nostra esistenza attraverso le parole di un uomo che, più di otto secoli fa, ha trovato nella fragilità il suo più grande atto di forza. “Fra’. San Francesco, la Superstar del Medioevo” è più che uno spettacolo su un santo. È un’esperienza teatrale che ci mette di fronte a noi stessi. E lo fa con la potenza di un racconto che non ha mai smesso di affascinare, interrogare e commuovere.